Benvenuti/e al nuovo appuntamento con #cambiodimarcia. Oggi saliamo a bordo del mondo delle quattro ruote insieme a Laura Villars, pilota Ferrari impegnata nel Campionato Italiano Gran Turismo Sprint con il team Marzialetti Corse, in equipaggio con Federica Levy. Con lei ripercorriamo la sua carriera, dal primo incontro con il motorsport fino alle nuove sfide in pista, senza dimenticare i progetti dedicati al futuro delle donne nel mondo delle corse.
Intervista a cura di Anna Mangione
Laura, in questo periodo sei ferma con le gare, ci vorrà ancora qualche settimana prima di rivederti nell’abitacolo. Prima di proiettarci su questa stagione 2026, però, volevo chiederti com’è nata la tua passione per i motori. So che c’entra il tuo papà, giusto?
“Sì, esatto. Come spesso accade in questo ambiente, c’è sempre un papà o qualcuno della famiglia che ti introduce al motorsport. È un mondo molto chiuso: se non lo conosci o non ti interessi dall’interno, è difficile arrivarci. Nel mio caso il merito è proprio di mio padre, che è un grandissimo appassionato di motori. Ho iniziato a frequentare tutti i circuiti insieme a lui e una volta gli ho detto chiaramente: “Guarda, io voglio guidare. Fammi provare”. Così ho fatto il mio primo test a 14 anni.”
Insomma, un vero e proprio amore a prima vista. Da quel momento hai capito che quella passione poteva diventare un’attività da svolgere concretamente.
“Esattamente, sì. Dopo quel primo test a 14 anni ho capito subito che quello sarebbe stato il mio mondo e che mi piaceva alla follia. In un modo o nell’altro, sapevo che la mia strada sarebbe stata lì.”
Immagino però che non sia stato tutto semplicissimo. Hai vissuto in prima persona l’esperienza di essere una delle pochissime ragazze quando ti sei avvicinata a questo sport. Com’è stato l’impatto in un ambiente storicamente così maschile?
“Quando ho iniziato, ormai quattordici anni fa, non c’erano praticamente ragazze. Non parlo solo di pilote, ma di donne in generale: non c’erano ingegneri, non c’era niente. Se guardiamo il motorsport oggi, la situazione è completamente diversa perché siamo cresciute tantissimo; ormai quasi il 50% delle persone che lavorano in questo ambiente è composto da donne. Per una ragazza che debutta oggi è molto più facile, perché si ritrova in un contesto dove vede altre figure femminili intorno a sé. Ai miei tempi, ovunque ti girassi, vedevi solo uomini; forse l’unica donna era la cuoca del team. C’era un muro, una porta molto chiusa ed era decisamente più difficile. Oggi le donne hanno conquistato uno spazio molto più grande. Lo vediamo anche con la F1 Academy, che sta crescendo molto. Speriamo che questo percorso porti presto una donna in Formula 1.”
È quello che ci auspichiamo tutti. Oltre all’attività della F1 Academy, seguiamo con attenzione anche i passi successivi delle pilote. Pensiamo ad esempio a Doriane Pin, che sta crescendo molto e ha da poco effettuato il suo primo test con Mercedes. La teniamo d’occhio! Tornando alla tua carriera, hai gareggiato in diverse categorie, dalle monoposto al turismo. Qual è la vettura che si adatta meglio al tuo stile di guida?

“Io amo profondamente le monoposto. Ho corso in Formula 4 e in Formula 3 Regionale. Per me la vera essenza della guida è lì: è in quelle categorie che impari tutto. In Formula 4 non c’è una potenza esagerata, ma l’aerodinamica è fondamentale e ti insegna davvero a gestire l’auto in pista. Per me la guida in circuito parte da lì. Ovviamente poi ci sono tante altre strade – le GT, i prototipi – ma le single-seater restano le più complesse e richiedono una forma fisica perfetta. Non che io sia vecchia, sia chiaro! Però sono in un’età in cui per le monoposto forse lo sei un po’. Per questo motivo oggi trovo che il GT sia la categoria più adatta a me, anche se l’esperienza accumulata in Formula 4 mi è servita tantissimo.”
Sì, perché la Formula 4 è una scuola fondamentale dopo il karting per apprendere le basi e poi fare il salto verso i prototipi o il turismo. Nella tua carriera hai corso molto in Europa, ma hai avuto un’esperienza importante anche in Medio Oriente. Com’è stato?
“Sì, ho corso praticamente in tutti i Paesi del Medio Oriente, li conosco bene. È un contesto molto diverso dal nostro. Personalmente, però, preferisco i circuiti italiani: piste ricche di storia, di fascino e con un grande passato alle spalle.”
A questo proposito, qual è il tuo circuito preferito in assoluto?
“Il Mugello. Quando scendi verso l’Arrabbiata e poi affronti i continui saliscendi… è semplicemente bellissimo. E poi la Toscana è meravigliosa, l’intera atmosfera lì è fantastica.”
Possiamo dire che il Mugello, insieme a Imola, è la pista più legata alla Ferrari. E qui entriamo nel capitolo Rosso. Com’è partito tutto per questa stagione 2026, fino a diventare pilota della Ferrari 296 GT3 insieme a Federica Levy per il team Marzialetti Corse nel Campionato Italiano Gran Turismo Sprint?
“I miei primi passi con il Cavallino risalgono a due anni fa nel Ferrari Challenge, dove ho disputato l’intera stagione. Mi è piaciuto tantissimo l’ambiente. Quando corri con Ferrari è speciale, è come essere parte di una grande famiglia; è tutto diverso, a partire dal sound. L’anno scorso ho corso con i prototipi, una tipologia di auto completamente differente, ma mi è piaciuto di più girare con la Ferrari. Così, quando quest’anno si è presentata l’opportunità di tornare, l’ho colta al volo.”
Quest’anno dividi l’abitacolo con Federica Levy. Com’è nata questa sinergia? Per te è la prima volta che condividi la vettura. Come ti trovi in questa dinamica?
“È un’esperienza bellissima, anche perché siamo l’unico equipaggio interamente femminile del campionato. Credo sia un traguardo importante, quasi storico, perché siamo il primo equipaggio di questo tipo nel GT Sprint. Con Federica mi trovo benissimo, lei è una pilota molto veloce. Stiamo cercando di trovare il miglior bilanciamento per le cose che amiamo entrambe, condividiamo tutto e sta andando alla grande.”
Quattro tappe su circuiti estremamente veloci. Se guardi alle tue stagioni passate, qual è la vittoria o la gara che porti più nel cuore?
“Durante la mia stagione in Medio Oriente ho vinto il trofeo come prima donna in una griglia in cui eravamo in tre ragazze a competere. È stato qualcosa di speciale perché è stata la mia prima vera vittoria, ma la cosa particolare è che l’ho conquistata da sola, in un Paese lontano come il Kuwait. Ho dovuto festeggiare con le persone conosciute direttamente lì sul posto. È un ricordo bellissimo che porterò sempre con me.”
Nelle tue varie stagioni, com’è cambiata la tua preparazione? Come ti prepari prima di ogni weekend di gara?
“Mi alleno regolarmente in palestra tre o quattro volte alla settimana. Inoltre, pianifichiamo diverse giornate di test prima di andare a correre, compresi i test ufficiali. Con il team facciamo sempre due sessioni di test privati sulla pista specifica, sia io che Federica. Arriviamo ai circuiti molto allenate e preparate.”
Hai qualche rito scaramantico per portarti fortuna prima di salire in macchina?
“Sì, guardo le foto del mio cagnolino che in quel momento mi manca moltissimo!”
Torniamo al tema delle donne nei motori. Abbiamo detto che quando hai iniziato eravate pochissime rappresentanti della quota rosa. Ora le cose stanno cambiando. Cosa si potrebbe fare di concreto per avvicinare le bambine a questo sport? Ti chiedo questo anche alla luce della tua passata candidatura alla Presidenza della FIA.
“Quella candidatura è stata un’esperienza pazzesca: sono stata la prima donna in assoluto a correre per quel ruolo. È stato un percorso incredibile che mi ha permesso di incontrare tantissimi club in tutto il mondo. La FIA è composta da 244 club in circa 145 Paesi, tra il comparto sportivo e quello della mobilità. Quando vai lì le persone e i presidenti, sia dei club legati agli e-sport sia della mobilità, ti accolgono a braccia aperte. Non me lo aspettavo, ma il fatto di essere donna ha reso l’accoglienza ancora più bella. Oggi il motorsport dimostra che c’è spazio per le donne: lo vediamo anche in Formula 1 dove ci sono ingegneri donna, la figura femminile ha finalmente il suo posto. Il lavoro che si sta facendo partendo dalle bambine nei kart con l’Academy, passando per i programmi della F1 Academy fino alla Formula 4, serve proprio a questo: creare un vivaio per portare le ragazze ai massimi livelli. È un processo che richiede tempo, non arriva dall’oggi al domani, ma sono convinta che nei prossimi anni vedremo i frutti di questo lavoro, un po’ come è già successo nel calcio o in altri sport.”
È stato un segnale importantissimo vederti candidata a un ruolo così prestigioso. Ma cosa ti ha spinto a compiere quel passo? Qual è stata la scintilla che ti ha fatto dire “voglio provarci per cambiare qualcosa”?
“Volevo portare la prospettiva di chi vive la pista dall’interno. Da pilota vedi come funziona il motorsport e come sono i reali rapporti con la FIA. Spesso, come si nota anche in Formula 1, i piloti fanno fatica a comunicare con le istituzioni e non hanno molta voce in capitolo. Pensavo che avere ai vertici qualcuno con un background da pilota avesse perfettamente senso. Avevo il sostegno di molti colleghi e di persone del settore, anche legati al mondo della mobilità stradale, dato che la FIA gestisce sia le piste sia la sicurezza e la mobilità di tutti i giorni. Ci siamo detti: “Siamo giovani, andiamo e proviamoci”.”
Questa volta non è andata, ma ti rivedremo in futuro pronta a combattere per quella posizione?
“Assolutamente sì! Ora sono carica, ho molta più esperienza e conosco a fondo i meccanismi. Nel frattempo abbiamo dato vita alla Laura Villars Foundation, riprendendo proprio i punti del programma che avevamo strutturato con il mio team per la FIA. Ci occupiamo di sviluppare i campionati femminili e di supportare i giovani talenti che non hanno le risorse economiche o le possibilità per proseguire la carriera nel motorsport. Se siete un talento o conoscete un giovane che merita un aiuto, noi siamo qui per valutare il profilo e dare una mano concreta. Inoltre continuiamo a lavorare sul fronte della mobilità. Il progetto sta andando bene e tra quattro anni l’obiettivo è ripresentarsi alla presidenza FIA.”
Guardiamo per un attimo al tuo percorso, tra passato e futuro. Se ti guardi indietro, qual è stata fino ad ora la tua soddisfazione più grande?
“Sicuramente tutto quello che stiamo portando avanti quest’anno: dalla candidatura alla FIA fino alla nascita della Laura Villars Foundation. Stiamo creando bellissimi progetti. Ho avuto la fortuna di incontrare persone incredibili, proprio come te oggi. Crescere insieme e dare vita a queste iniziative è la cosa che più mi entusiasma. Se ci penso, dieci anni fa non l’avrei mai immaginato: allora mi vedevo semplicemente come una pilota e basta, mentre oggi abbiamo davanti tantissime cose importanti da fare.”
Hai menzionato i progetti della fondazione. C’è un sogno nel cassetto che non sei ancora riuscita a realizzare ma che vorresti concretizzare a breve?
“Il prossimo obiettivo è creare un vero e proprio campionato femminile. Ci vorrà del tempo e ci stiamo già lavorando. Sarebbe il passo successivo: oggi c’è la F1 Academy, ma serve qualcosa per lo step seguente. Come dicevi prima, quando le ragazze terminano il percorso in Academy tornano a gareggiare con i colleghi maschi; secondo me è necessario costruire una piramide interamente dedicata, speculare a quella maschile, che vada dalla Formula 4 alla Formula 3, F2 fino alla Formula 1. Ci vorrà tempo, ma è la strada giusta.”
E se invece ti proiettassi più in là, diciamo fra dieci anni? Come vedi la Laura Villars pilota del futuro?
“Tra dieci anni spero di essere immersa in progetti ancora più grandi e di lavorare insieme a tante altre realtà. Dal punto di vista sportivo, probabilmente guiderò un po’ di meno in pista per concentrarmi a pieno sulla fondazione e sulla gestione di queste attività. Continuerò a fare delle gare, perché l’abitacolo non lo lascerò mai, ma il mio focus principale sarà dedicato a questi progetti.”
Noi ti facciamo un immenso in bocca al lupo, sia per le tue sfide in pista sia per tutte le attività della Laura Villars Foundation, che invitiamo tutti a seguire da vicino. Ricordiamo che in circuito ti vedremo presto al Mugello e a Monza. Grazie tantissimo per essere stata con noi, Laura.
“Grazie a te e grazie a tutti voi. Quando volete, sono sempre pronta per un’altra chiacchierata insieme!”