Torna #cambiodimarcia, la nostra rubrica dedicata a storie e ritratti di professioniste e pioniere che stanno lasciando il segno nei settori dell’automotive e del motorsport, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione e ispirare le nuove generazioni. Durante la nostra intervista Lesley Thompson (Italy Sales Manager at Smiths High Performance) ripercorre il suo percorso tra l’Inghilterra e l’Italia e condivide la sua visione su innovazione, competenze e inclusione nel settore automotive.
Intervista a cura di Luca Greco (Synesthesia)
Lesley, come è nata la tua passione per il mondo dei motori e quali sono stati i passaggi principali del tuo percorso professionale fino ad oggi?
“Il mio percorso nel mondo del motorsport è iniziato in modo del tutto naturale. Mia sorella lavorava già in Smiths e fu lei a introdurmi in azienda. Mi trasferii al centro assistenza di Biggleswade e, successivamente, mi venne proposto di entrare a far parte di una divisione di nuova costituzione, dedicata principalmente alla fornitura di componenti ai team di Formula 1.
All’epoca non conoscevo a fondo il mondo del motorsport, ma ciò che mi attirava di quel ruolo era la sfida. L’ambiente era dinamico, impegnativo ed entusiasmante, con anche un pizzico del fascino tipico della Formula 1. Ogni giornata richiedeva rapidità di pensiero, precisione e, soprattutto, un servizio al cliente di altissimo livello. Compresi presto che, per avere successo, dovevamo rispecchiare il modo di lavorare dei team di Formula 1: essere reattivi, flessibili e concentrarci soprattutto sulla capacità di offrire risultati quando contava davvero. Questa mentalità ha finito per plasmare l’intero percorso della mia carriera.
Negli ultimi venticinque anni ho avuto la fortuna di crescere insieme all’azienda, assumendo responsabilità sempre maggiori fino a diventare Sales Manager per l’Italia. Ripensando a quel cambiamento di carriera posso dire che mi ha regalato un percorso professionale di cui sono molto orgogliosa.
Una delle tappe più significative è stata quando sono diventata responsabile del mercato italiano. All’inizio avevamo solo pochi clienti, ma nel corso degli anni il nostro business è cresciuto costantemente. All’epoca mi recavo raramente in Italia: partecipavo alle fiere una volta all’anno e visitavo i clienti solo occasionalmente. Con l’espansione delle attività è aumentato anche il mio coinvolgimento. Ho costruito solide relazioni in tutta l’area, dedicandomi sempre di più alla comprensione delle esigenze del mercato italiano e a come potessimo supportare al meglio i nostri clienti.
Il momento decisivo è arrivato quando ho assunto un ruolo di primo piano nella realizzazione del nostro nuovo Centro Servizi Europeo in Italia, il primo al di fuori del Regno Unito. È stata una sfida che ho affrontato con grande entusiasmo: garantire che i clienti continuassero a ricevere gli elevati standard di servizio che si aspettavano da Smiths High Performance. Sebbene il centro sia operativo da relativamente poco tempo, vederlo diventare realtà dopo anni di pianificazione e sviluppo è motivo di enorme soddisfazione. Guardando indietro, rappresenta il traguardo più importante della mia carriera e uno dei risultati che mi ha dato il più grande senso di realizzazione.”
Oggi ricopri il ruolo di Italy Sales Manager in Smiths High Performance: di cosa ti occupi concretamente e come si articola il tuo lavoro tra Italia ed Europa?
“Il mio ruolo è incredibilmente vario ed è proprio questo a renderlo così stimolante. Ho la responsabilità di guidare e sviluppare la presenza di Smiths High Performance nel mercato italiano, una delle aree più importanti del motorsport internazionale. Il mio lavoro unisce la leadership commerciale – dalla gestione del budget alle previsioni di vendita, fino alla definizione della strategia di crescita a lungo termine per la regione – alla gestione delle relazioni, coordinando il team esistente e seguendo il reclutamento di nuove risorse per sostenere la nostra continua espansione.
Divido il mio tempo tra il Regno Unito e l’Italia, viaggiando regolarmente per incontrare clienti e fornitori e per supportare il nostro centro servizi italiano, lavorando a stretto contatto con i team commerciali e operativi. Il contatto diretto con i clienti è fondamentale per costruire rapporti di fiducia e relazioni solide e durature.
Sono inoltre responsabile dell’individuazione di nuove opportunità di crescita e sviluppo, collaborando con il team europeo per garantire un livello di servizio elevato e uniforme in tutte le aree in cui operiamo. Il motorsport, e in particolare la Formula 1, è un settore in cui tempismo, affidabilità e comunicazione sono elementi essenziali e richiedono standard elevatissimi. Oggi stiamo continuando a espanderci anche in altri ambiti delle competizioni ad alte prestazioni, tra cui il WEC, i programmi Hypercar e la MotoGP. Vedere questa crescita e continuare a far parte del suo futuro è per me motivo di grande soddisfazione.”
Smiths High Performance è un punto di riferimento nella supply chain del motorsport internazionale. Quali politiche o iniziative concrete avete attivato per promuovere inclusione, parità di genere ed empowerment femminile in azienda e nei team tecnici?

“Sebbene il mio ruolo non preveda una responsabilità diretta nella definizione delle politiche aziendali in materia di diversità e inclusione, credo che l’inclusione si dimostri ogni giorno attraverso la leadership. Mi auguro che, guidando un team, costruendo relazioni e contribuendo alla crescita delle nostre attività, io abbia dimostrato che il genere non dovrebbe mai definire le capacità o il potenziale di una persona. Nel corso della mia carriera ho sempre desiderato essere valutata per le mie competenze, per la mia etica del lavoro e per il valore che porto all’azienda.
Ho la fortuna di lavorare al fianco di account manager donne di grande talento, sia nel Regno Unito sia in Italia. Il loro contributo è fondamentale per il successo e la crescita della nostra azienda, ed è importante che venga riconosciuto al pari di quello dei loro colleghi uomini. Un altro degli aspetti più gratificanti del mio lavoro è stato sentire altre donne dirmi che ammirano il percorso che ho costruito e che vorrebbero intraprendere una carriera simile. Questo per me ha un significato speciale, perché quando ho iniziato il mio percorso professionale c’erano poche donne in posizioni di leadership a cui potessi ispirarmi.
Che si tratti di uomini o di donne, credo che tutti meritino di essere incoraggiati e di avere l’opportunità di crescere e sviluppare il proprio potenziale. Se la mia esperienza può aiutare altre persone ad avere fiducia in se stesse e a cogliere opportunità che un tempo ritenevano irraggiungibili, allora considero questo uno dei miei più grandi successi.”
Come vedi oggi il settore automotive e motorsport, sia in Italia che a livello internazionale in relazione a questi temi?
“Credo che le cose si stiano decisamente muovendo nella giusta direzione. Come ho già detto prima, quando ho iniziato la mia carriera c’erano pochissime donne, soprattutto nei ruoli di responsabilità. Oggi sono molte di più ed è un cambiamento che trovo davvero incoraggiante e fonte di ispirazione.
Detto questo, penso anche che ci sia ancora strada da fare. In alcuni ambiti del settore le donne sono tuttora poco rappresentate, ma sono convinta che la situazione stia migliorando progressivamente, man mano che sempre più professioniste entrano nel mondo del motorsport e dimostrano le proprie capacità.
Nell’ultimo anno, una mia familiare e la figlia di un’amica hanno scelto di intraprendere una carriera in Formula 1 ed è stato davvero bello vedere queste scelte. Se potessi contribuire in qualche modo al loro percorso professionale o sostenerle nella loro crescita, ne sarei felicissima. Naturalmente proverei lo stesso anche se si trattasse di mio figlio, ma c’è qualcosa di particolarmente significativo nel vedere una giovane donna entrare in un settore che, ancora oggi, è spesso percepito come prevalentemente maschile e, a volte, particolarmente impegnativo.”
Quali azioni ritieni fondamentali per favorire una maggiore parità di genere nel settore e che ruolo possono avere iniziative come AWA in questo cambiamento culturale?
“Credo che tutto debba partire dal rendere questo settore più visibile e accessibile. Il motorsport e l’ingegneria offrono un’infinità di opportunità professionali entusiasmanti, ma penso che molte donne non siano ancora pienamente consapevoli delle possibilità che questi ambiti possono offrire.
Iniziative come AWA svolgono un ruolo fondamentale perché raccontano storie vere e percorsi professionali autentici. Non esiste un’unica strada per entrare nel mondo del motorsport e, condividendo esperienze diverse, contribuiscono ad abbattere gli stereotipi e a far capire a un numero sempre maggiore di donne che c’è spazio anche per loro in questo settore.
Quando AWA mi ha contattata per la prima volta, mi sono chiesta se fosse davvero il caso di accettare l’intervista. Temevo che la mia storia non fosse abbastanza interessante o significativa. Poi ho capito che è una sensazione comune a molte donne: tendiamo a minimizzare i nostri successi o a metterli in discussione, invece di riconoscerli e valorizzarli. Partecipare a questa intervista e ripercorrere la mia carriera mi ha fatto comprendere una cosa che probabilmente non faccio abbastanza spesso: sono orgogliosa di ciò che ho costruito. Se condividere la mia esperienza può incoraggiare anche una sola persona a riconoscere il proprio valore e il proprio potenziale, allora ne è valsa assolutamente la pena.
Personalmente, non desidero essere riconosciuta perché sono una donna. Voglio essere riconosciuta perché mi sono guadagnata il mio posto. E se il mio percorso può aiutare un’altra donna a credere di poter raggiungere i propri obiettivi professionali, allora questo è qualcosa di cui sono davvero orgogliosa.”