Dietro la visiera non c’è differenza di genere. Intervista a Nives Arvetti

Una storia di determinazione, talento e squadra: quando la velocità diventa anche cambiamento.

Dal drift ai campionati internazionali, dalle prime diffidenze ai podi conquistati in pista. Nives Arvetti racconta il suo percorso nel motorsport, le sfide affrontate e l’importanza di fare squadra per aprire nuove strade alle donne che vogliono correre.

Intervista a cura di
Anna Mangione.

Ciao Nives, com’è iniziata la tua carriera e come si è evoluta dal drift in avanti?

“Sono nata con la passione per tutto ciò che avesse un motore e per il motorsport. I miei genitori, però, mi dicevano che ero una donna e che avrei dovuto concentrarmi sullo studio, non sui motori. Così mi sono laureata in economia e sono diventata dottore commercialista, ma la passione è rimasta sempre viva. Nel 2014 ho deciso di far parte di un team di drift driver e ho iniziato a fare i miei primi traversi, osservando e imitando gli altri.

Nel 2017 ho acquistato una BMW M3 e ho partecipato alla mia prima gara di drift nel campionato europeo, ottenendo ottimi risultati e salendo sul podio femminile. Da lì non ho ancora smesso.

Nel 2021 ho iniziato anche con le gare di velocità, grazie a un team inglese tutto al femminile: Formula Woman (oggi Racing Women). Si tratta di un progetto internazionale che ha selezionato circa 5.000 ragazze da tutto il mondo attraverso test di guida in pista, kart, mental skills, riflessi, prove scritte in inglese sulla meccanica delle auto, fitness e simulazioni di interviste. L’obiettivo era arrivare a rappresentare la propria nazione nella Formula Woman Nations Cup.

Sono riuscita ad arrivare tra le Top 50 che hanno partecipato alle qualifiche a Dubai, nel dicembre 2024, a bordo di una Radical SR3, entrando poi nelle finali Top 24. Per me è stato un sogno diventato realtà. Nel frattempo ho partecipato a diversi allenamenti e competizioni, tra cui la 6 Hours Birkett Relay a Silverstone con una Jaguar P8 600 Turbo e un team di cinque ragazze: un’esperienza incredibile.

In Italia, da quattro anni, corro nel Campionato Italiano Velocità Auto Storiche su circuito, guidando vetture come Alfa GTV e TVR Griffith 400, per continuare a migliorarmi e fare esperienza.

Quanto è stato difficile gareggiare anche con uomini? Vuoi condividere con noi qualche aneddoto?

Durante la mia prima gara di drift mi sentivo osservata da tutti i piloti uomini che dicevano: “ma cosa pensa di fare questa bionda?”. Poi, dopo avermi vista in pista, l’atteggiamento è cambiato completamente. Sono arrivati i complimenti di persona e tramite messaggi, e questo mi ha fatto molto piacere. Avevo dimostrato che dietro la visiera del casco non esiste differenza di genere. Ancora oggi nel drifting vengo rispettata e trattata come una di loro.

Nel Campionato Italiano Auto Storiche è stato un po’ più difficile perché sono l’unica donna e gli altri piloti hanno quasi tutti una grande esperienza alle spalle. Guidando però una TVR Griffith, un’auto che pochi vogliono portare in pista perché molto nervosa, con pochi freni e impegnativa da gestire, sono riuscita a conquistare la stima di molti.

Cosa consigli alle ragazze che vogliono avvicinarsi al mondo dei motori ancora fin troppo maschile?

Le incoraggio a farsi forza e a non mollare, proprio come ho fatto io quando avevo tutti contro solo per il fatto di essere donna. Proprio per questo ho fondato un’associazione sportiva dilettantistica dedicata alle donne appassionate di motorsport: le Crazy Drift Girls. Ci confrontiamo, ci alleniamo insieme, partecipiamo a eventi e gare, e abbiamo anche una scuola per imparare drifting e guida sicura. L’obiettivo è fare squadra e sostenersi a vicenda.

Hai partecipato alla 10h di Modena con il team AWA, raccontaci con le tue parole come è stata questa esperienza e cosa ti ha lasciato?

Lo scorso 6 dicembre ho avuto l’opportunità di partecipare a una gara endurance di 10 ore a Modena con un team di sei ragazze, organizzato e guidato da AWA. Non ci conoscevamo tra noi, non conoscevamo il tracciato né l’auto, eppure abbiamo ottenuto un risultato sorprendente. Abbiamo lavorato benissimo come squadra, gestendo imprevisti, coordinandoci e creando una grande sintonia. Ci siamo troppo divertite e abbiamo imparato molto, sia in pista (nella bagarre e nelle strategie) sia nel lavoro di squadra. Belle premesse per partecipare all’intero campionato il prossimo anno.

Cosa pensi delle attività che AWA pone in essere a favore delle donne?

Ringrazio AWA per l’iniziativa della gara endurance di Modena e per l’impegno concreto nel sostenere e incentivare la presenza femminile nel motorsport. Ho apprezzato molto anche l’opportunità del corso da collaudatrice, a cui purtroppo non ho potuto partecipare perché quel weekend mi sono sposata. Da parte mia c’è grande stima e supporto, anche perché nel mio piccolo sto portando avanti un progetto simile. Resto in attesa delle prossime iniziative!